Mare Nostrum

Il giornale di oggi parla di Jiro Dreams of Sushi, pellicola del cineasta americano David Gelb, in programma al BiografilmFestival di Bologna. Jiro è un maestro di cucina, uno che combatte per il cibo di qualità e per un mercato umano. Il film sembra interessante, la cucina di Jiro pure, ma il suo ristorante pare abbia solo dieci tavoli, la vedo dura assaggiare qualcosa. Quindi penso alla cucina del Sol Levante per noi comuni mortali.

Sarà la cerimoniosità della preparazione in cucine misurate e pulitissime, spesso a vista; sarà la compostezza della presentazione nel piatto; sarà la sobrietà delle porzioni, che trasmette un’impressione di equilibrio; sarà un po’ di orientalismo spicciolo, ho sempre collegato il cibo giapponese, in particolare il sushi, a un’idea di morigeratezza e salubrità. Anche i grassi fanno bene, se mangi pesce crudo; le alghe poi hanno di quelle proprietà… e la tempura? Non è davvero un fritto. La realtà è ben diversa. L’esplosione dei ristoranti con menù NO-LIMITS, 15 euro e ti sfondi, ordini quanti piatti vuoi, ma devi spazzolare tutto altrimenti li paghi a parte, annienta ogni impressione di sobrietà e salubrità. Le imbarcazioni in miniatura che bordeggiano tra i tavoli dei ristoranti orientali d’Occidente, gravide del loro equipaggio di sushi, sashimi, zenzero e rafano, fanno a pugni con il gusto. Soprattutto, la moda planetaria del sushi ha un impatto devastante sotto il profilo ecologico. La rapacità con cui i mari vengono passati al setaccio in cerca di pesce con cui farcire i nostri stomaci voraci minaccia seriamente il futuro di molte specie, in particolare dei tonni.

Qui, a Portovenere, il mare minacciato appare lontano come il Giappone, il sole è caldo, l’aria leggera profuma di fiori e mare. La carcassa di quella che è stata una barca oscilla appena, al vento, poggiata sul cemento di un moletto, la vernice bruciata si scolla a placche dallo scafo. I bagnanti hanno colori pastello, da bagni anni Cinquanta.

Nuoti tra i vivai finché i muscoli delle braccia non si spaccano e fai il morto, pancia all’aria. Il cane ti guarda dalla battigia, indeciso tra starsene all’asciutto e venire a verificare le tue condizioni.

Se alzi la testa, però, vedi che di fronte all’abitato di Portovenere, sull’isola Palmaria, dove l’ecomostro è stato abbattuto, l’anno scorso o quello prima, rimane una cicatrice spessa quanto un dolore durato anni. Come rimane il rigassificatore di Panigaglia, che si scorge dalla statale venendo qui. Rimane il traffico di petroliere e portacontainer. Uno yacht antracite è uno schiaffo secco, in faccia. Poi l’Arsenale, i pescherecci e le tue scorpacciate di pesci e molluschi. Il cane si tuffa, ti raggiunge, tra i mitili all’ingrasso. Voi uomini siete così minuscoli, sembra dire, e fragili come il mare, che invece è immenso. Tornando a riva, metti in ordine i pensieri, le notizie del giorno sono due: le dimensioni non contano e non è che i giapponesi abbiano la colpa di tutto, ma fa comodo dargliela perché stanno lontani.

Annunci

Tag:, , , , , ,

About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

3 responses to “Mare Nostrum”

  1. myfullresearch says :

    Godibilissimo post !
    L’immagine iniziale è la Palmaria, no ?
    mfr

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: