Scatti

La T-shirt cade informe sulle spalle strette strette: probabilmente l’ha ereditata da un fratello più grande oppure gliela avranno comprata così, in attesa della crescita. I pantaloncini lasciano scoperte due zampette da ranocchio che terminano in piedi troppo grandi, infilzati negli infradito di plastica azzurra. Si avvicina al tabellone, appiccicato sulla porta di vetro della scuola. Se ne sta un po’ con il naso all’insù, il caschetto castano dei capelli incuneato tra le scapole. A un certo punto alza entrambe le braccia, in un gesto di gioia, solitario come quello del portiere di Saba, l’altro, quello della porta inviolata: ha trovato il suo nome e ha messo a fuoco il significato di “ammessa alla classe seconda”. Si gira, schizza via, ogni tre passi un saltello. Ti viene voglia di chiamarla, di dirle: “Oh! Ma di che avevi paura, di essere bocciata? Ma va là che sei bravissima!”. Ma non puoi stoppare quella corsa, non puoi infilarti in quella gioia tutta personale, troppo grande. La guardi voltare l’angolo e pensi che qualcuno, in Italia e in Marocco, tra pochi istanti sarà orgoglioso di lei.

Cammini sui marciapiedi di Parma, gialli di tigli e pensi a Kim Phuc, la protagonista di una delle foto di guerra più celebri. Ora fa il medico, ha lasciato il Vietnam per chiedere asilo politico in Canada, dove vive attualmente. Nella foto, scattata l’8 giugno 1972, Kim Phuc ha nove anni. L’esercito americano ha sganciato un bomba al napalm sul suo villaggio, Kim corre nuda nella devastazione, insieme ad altri bambini. Sta urlando, come dirà anni dopo: “Brucia! Brucia!” Nella smorfia, nel corpo ustionato, scorticato, si compendia tutto l’orrore della guerra. È un’immagine terrificante e incredibile, tanto che anche il regime vietnamita ne capirà il potenziale e la sfrutterà a lungo a fini propagandistici.

Come mi salta in mente di associare due immagini così distanti? Non lo so. Forse perché sono complementari, perché senza il dolore non esisterebbe la gioia? Più probabilmente perché la ragazzina promossa e la bimba in fuga dal napalm hanno lo stesso fisico minuto, la stessa leggerezza sgraziata nei movimenti, le stesse idee sconclusionate e abnormi sul mondo che le circonda, sogni simili.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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