Merito prêt-à-porter

Mèrito sm. [dal lat. meritum] ciò che rende l’uomo degno di premio o di lode: premiare secondo il merito, non ha meriti, ascrivere, attribuire a merito […].

Novissimo Dizionario della Lingua Italiana (Palazzi – Folena)

Nella stagione 1995/1996, al Milan, Roberto Baggio parte titolare in quasi tutte le partite ed assume anche il ruolo di primo rigorista della squadra, ma viene puntualmente sostituito dal tecnico Fabio Capello, che non lo riteneva in grado di giocare per tutti e 90 i minuti.

Wikipedia

Ciascuno di noi, in maniera del tutto infondata, è convinto di essere meglio degli altri e, anche se non arriva a pensare di essere proprio il migliore, certamente si ritiene un po’ sopra la media per intelligenza, simpatia, brillantezza, abilità nello svolgere determinate mansioni, anche le più banali. Io, per dire, sono un ottimo insegnante, un cuoco eccezionale e un automobilista straordinario. Possono sembrare affermazioni sconvenienti e immodeste, senza dubbio lo sono se formulate in pubblico, proprio perché infondate, ma riflettono il giudizio che ho di me stesso. Ciascuno di noi pensa similmente di essere meglio di quanto poi sia nella realtà. Si tratta di una caratteristica fondamentale della nostra personalità, perché ci consente di mantenere un adeguato livello di autostima e di non cadere in crisi depressive a seguito dei vari inevitabili insuccessi: al limite siamo dei geni incompresi, che vivono in un tempo disgraziato e in una società maledetta. Se tamponiamo uno perché cerchiamo di cambiare cd nell’autoradio con la mano che non stiamo usando per telefonare, mentre manovriamo abilmente il volante con il ginocchio, la colpa dell’incidente è di quell’idiota davanti che ha frenato e che è pure una donna. È, probabilmente, una questione di conservazione della specie.

Mi sembra evidente come, ritenendoci tutti persone un po’ al di sopra rispetto alla massa di tonti che ci circonda e a volte ci soffoca, abbracciamo con una certa facilità qualsiasi vagheggiata etica della meritocrazia. Oh! Finalmente, pensiamo, i bravi, magari non io, ma insomma quelli come me, avranno le loro chances, mentre i furbi, i venditori di fumo, i parassiti, verranno tagliati fuori. In politica, il merito costituisce quindi un escamotage per rendere popolare qualsiasi progetto di riforma. In questi giorni merito è la parola d’ordine del ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca: il sistema scolastico italiano, dall’asilo all’Università, sarà governato dal merito. Il merito degli alunni, con ricchi premi ai migliori, dei professori, soprattutto quelli più inclini all’impiego delle nuove tecnologia nella didattica (quindi Emiliano B è tagliato fuori), dei presidi, delle scuole, più finanziamenti alle scuole e università migliori, dei bidelli, il premio annuale Scopa d’argento ai più efficienti.

Poniamo che sia tutto giusto, a parte che, e se a qualcuno riesce di spiegarmelo lo ringrazio in anticipo, non riesco proprio a capire come, tagliando i fondi alle scuole peggiori, queste possano migliorare. Tutto giusto, dicevo, se non che questo merito deve essere sancito da qualcuno e in qualche modo certificato. Ci vogliono quindi degli “arbitri” e dei criteri di valutazione: dove cercare i primi e come stabilire i secondi? Presumo che il ministro e il suo staff abbiano una loro idea. Però non è detto che i loro criteri e i loro arbitri siano condivisi da tutti, anzi sicuramente non lo sono: riflettono un’idea di scuola, e quindi di società, ben precisa. Un altro gruppo di lavoro ne individuerebbe di diversi. Il merito è qualcosa di impalpabile, come può fungere da scheletro del sistema scolastico? Come farne il fondamento di una riforma? Impossibile. Escludendo quindi che il Ministero voglia ristrutturare la scuola fondandola su basi così vaghe, e non vaghe come le stelle dell’Orsa, ma come le risposte dei miei alunni inetti alle mie interrogazioni, restano due possibilità: il discorso sul merito è pura propaganda, oppure serve a mascherare un fondamento ben differente intorno al quale trasformare la scuola.

E adesso riguardatevi questo gol, un grande classico, segnato da Roby Baggio all’87° minuto con buona pace di Fabio Capello, che non lo riteneva meritevole di giocare un’intera partita.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

15 responses to “Merito prêt-à-porter”

  1. maurizio vito says :

    La storia del merito mi ricorda quella della “qualità”, introdotta alla fine degli anni ’90 nel CFP dove lavoravo. Tanta gran carta e innumeri foreste in meno dopo, risultati… meh.

    PS: Capello era uno coerente: testa d’uovo con Baggio, e anni dopo altrettanto con Del Piero. Invidia della mezz’ala (complemento di specificazione), la definirei.

    • Emiliano B. says :

      Se il merito di Profumo si traducesse in carta sarebbe il colmo, considerati tutti i roboanti proclami sulle nuove tecnologie. Sarebbe persino spassoso, se non danneggiasse l’ambiente.

  2. laGattaGennara says :

    ottimo insegnante e cuoco eccezionale ci sarà io. ti lascio l’automobilismo, i gol di baggio. Al merito preferisco la merenda. L’immagine dell’appretto col manico è fa-vo-lo-sa. E’ un complimento, te lo meriti

  3. lo scorfano says :

    Sono entusiasta del tuo post. Grazie.

  4. guardaitreni says :

    Bravo. Bravo. Bravo. Te lo … meriti

  5. 'povna says :

    Io sono vissuta, sono stata educata e poi ho anche insegnato all’estero, nella culla del merito in senso laico e civico, cioè uno strano misto franco-britannico.
    Proprio per questo non penso di essere un cuoco eccezionale, so di non avere nessun senso artistico, un modestissimo senso dello spazio, pochissima passione per il rigore grafico e spaziale. Non guido. Non eccello negli sport.
    Credo di essere una buona letterata. Ma potrei citarti parecchi nomi di miei compagni di Hogwarts che penso lo siano altrettanto. E parecchi che penso lo siano di più. Penso di avere perso delle occasione perché ero meno brava di chi ha vinto. E penso di essere arrivata prima in altri concorsi perché ero brava.
    Credo nel merito. Perché so che è ciò grazie al quale ho studiato, gratis, da quando avevo quindici anni. Anche se so che sarà difficile far capire tutto questo in un paese che pensa che copiare non sia poi così strano o sbagliato.
    Per quanto riguarda Baggio e Capello, mi dico, forse che forse semplicemente non tanto Capello (che peraltro non mi è mai piaciuto) o Baggio fossero il problema, ma semplicemente e banalmente che la loro relazione non era tra le migliori?!

    • Emiliano B. says :

      Non sostengo né che tutti valgano allo stesso modo, né che non contino nulla bravura e impegno per ricoprire determinate mansioni. Critico l’idea che il merito sia misurabile mediante meccanismi piuttosto superficiali, perché è proprio questa idea a svilire il merito. Guardando alle ricadute che ha sulla scuola, Invalsi, Meritocard, ecc., non mi sembra di dire cose troppo lontane dalla realtà: una meritocrazia farlocca che, oltre a essere fondata sull’esclusione dei disabili e degli alunni con bes, non è altro che una certificazione dello stato attuale delle cose. Non intendo comunque dire che le storture del sistema italiano non vadano eliminate, anch’io non riesco ad oggi a spiegarmi con quale diritto certi docenti universitari elargissero trenta a piene mani a tutti, ridicolizzando il valore delle lauree anche di chi studiava con impegno.

  6. uqbal says :

    Io avevo lasciato un commento tanto tempo fa che deve essere andato perso.
    Dicevo sostanzialmente che la storia di Baggio e Capello è un esempio lampante di come il merito serva: Capello non ha riconosciuto il talento di Baggio -il merito!- e la squadra ne è stata danneggiata.
    In altre parole, ci vuole qualcuno o qualcosa che sbatta fuori i brocchi e faccia giocare i Baggio.
    La meritocard di Profumo è una fesseria, le prove Invalsi non servono a misurare il merito dei docenti, ma determinati livelli di apprendimento degli studenti, senza esprimersi sulle cause.
    Rimane il fatto che oggi misurazioni del merito non ce ne sono proprio (per gli insegnanti) e ogni volta che ne viene proposta una, anche senza danni collaterali, c’è qualcuno che salta su a dire che il merito ci vuole, ma lo si ottiene in ben altro modo.

    • Emiliano B. says :

      Grazie del commento. Sono d’accordo sulla necessità di verificare il lavoro che viene fatto nella scuola, ma credo che i metodi di misurazione proposti siano superficiali e quindi dannosi, considerata la complessità della scuola/università. Polemizzo sul merito in quanto lo vedo, per come viene declinato dagli ultimi ministeri, come uno strumento più utile al mantenimento dello stato attuale delle cose che al cambiamento: non investo, non formo i docenti, tollero il proliferare di diplomifici, non combatto la dispersione scolastica, ma elargisco dei premi in nome dell’eccellenza. Mi sembra una politica piuttosto ipocrita.

      • uqbal says :

        Ho letto solo ora la risposta perché solo ora me ne sono accorto. Per qualche ragione non vedevo né il mio commento né la risposta.
        Nel frattempo ho aperto un blog e casualmente proprio oggi sono ritornato sull’argomento, in qualche modo.

  7. uqbal says :

    che è qui: scuoleinvisibili.wordpress.com

    • Emiliano B says :

      Il tuo commento mi era finito nello spam, non so per quale motivo. Da lì l’ho ripescato e pubblicato. Comunque è da tenere d’occhio, questa cartella spam, visto che mi risultano cancellati undici messaggi che non ho mai visto.
      Grazie per la segnalazione, leggerò.

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