L’ultima parata sobria del Grande Sultanato

Nulla avrebbe fermato la sana esibizione annuale di potenza militare del Grande Sultanato: non la crisi economica, con le conseguenti carestie che avevano decimato la popolazione, né le violente alluvioni che avevano spazzato via interi paesi della costa occidentale, né le guerre e il massacro di giovani vite che ne era conseguito, nemmeno i terremoti che colpivano incessantemente il fragile territorio portando a termine lo sterminio di una popolazione fiaccata e offesa. Il Sultano Infallibile aveva sempre sostenuto essere la parata un’importante tradizione, che univa i sudditi e li inorgogliva. Anche ora che, a parte le alte gerarchie del sultanato, intatte e naturalmente insensibili a tutte le disgrazie che avevano devastato il paese, di sudditi ne erano rimasti pochi, precisamente quattro: due anziani bagnini omosessuali in pensione, un bimbo autistico di sette anni, un soprano un tempo famoso. Di nuovo insomma i Fori Imperiali si sarebbero riempiti dei pennacchi, delle sciabole, dei bicipiti, delle lance del glorioso esercito. Questo era stato stabilito, ululato per le strade deserte dagli strilloni, strombettato nelle piazza desolate dai trombettieri. La parata sarebbe stata realizzata, non solo senza i sudditi festanti, senza le bandierine e le bancarelle di zucchero filato, ma anche senza i militari, ché manco loro c’erano più, a parte un vecchio ammiraglio ora parte integrante del gabinetto del Sultano, in qualità di Ministro alla Guerra. Le cose si sarebbero svolte così: niente pubblico, del resto l’assenza di popolani caciaroni e sudati avrebbe reso il tutto più sobrio, in segno di rispetto per la popolazione scomparsa; i gerarchi e lo stesso Sultano a sfilare per i Fori; sagome di cartone in bianco e nero sugli spalti della tribunetta autorità.

La mattina del 2 giugno, festa del Sultanato, Ministri vari, Ciambellani variopinti e l’Infallibile in persona si ritrovarono presso una delle residenze centrali della corte, dove sarebbe avvenuta la vestizione. Qualcosa però andò storto, pare a causa di una lite furiosa tra il Primo ministro, vestito da giannizzero, e il Sultano stesso, vestito da cavaliere crociato, che vedendolo avrebbe ridacchiato e sussurrato alla responsabile degli interni, vestita da unità cinofila delle guardia personale del sovrano, un poco ortodosso “Finocchio!”. Ecco, ferito nella sua virilità, il Primo Ministro avrebbe sparato un colpo di moschetto, che avrebbe provocato l’esplosione di un barile di polvere da sparo, che stava lì, caricato su un carretto, per sfilare anch’esso in parata. Non si sa nulla di certo, ma pare che l’esplosione abbia cancellato dalla faccia della terra tutta la classe dirigente del Grande Sultanato glorioso. Ora, la continuazione della specie e la ricostruzione del sultanato, sarebbe dipesa dai quattro sudditi superstiti.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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