Il terremoto

Il 17 gennaio 1995, un terremoto violentissimo, passato alla storia come “Grande terremoto di Kobe”, sconvolse il Giappone, provocando 6434 vittime. Murakami Haruki racconta a modo suo questo evento, che costituì un vero e proprio trauma collettivo per il Giappone, nella raccolta di racconti Tutti i figli di Dio danzano. I personaggi del libro compiono gesti piuttosto insensati, separandosi senza ragione o accoppiandosi all’improvviso, percorrendo traiettorie dettate dal caso, inseguendo chimere, mentre dallo sfondo la realtà del terremoto irrompe nelle loro vite, come immagini trasmesse dalla televisione, come argomenti di discussione, come titoli di giornale. L’insensatezza dei comportamenti dei personaggi vuole in qualche modo rispondere alla brutalità di un sisma che, con la propria forza annichilente, sembra togliere senso a tutto, alla vita individuale e comunitaria, all’amore e alla famiglia, al dolore e ai travagli, al lavoro e alla noia. Quasi che il rifiutare di ricercare un senso alle proprie azioni possa in qualche modo esorcizzare la forza distruttiva della natura che, quando si mostra matrigna, fa davvero male.

Pensavo questo oggi, al volante, di ritorno dalla scuola evacuata, mentre la radio gracchiava notizie tremende: “forse dovrei smettere di cercare una certa coerenza in tutte le cose che faccio…” Poi, alla radio, la presentatrice di una trasmissione di successo ha introdotto la puntata dicendo, più o meno, “che è una giornata di terremoti per l’Italia, quello vero che colpisce in Emilia, del quale parleremo anche con l’ospite (il giornalista che sostiene che ai partigiani puzzassero i piedi), ma anche il terremoto del Vaticano, con i corvi che spifferano i segreti del Papa, il terremoto nel PD, con Bersani che prima o poi deve decidere qualcosa e infine il terremoto del calcioscommesse”. Ho ascoltato questa cosa, questo esercizio di (pessimo) stile giornalistico e ho pensato che avrei potuto scrivere un pezzo sull’oscenità del ricamo sulla tragedia. Avrei ricamato sull’idiozia o sulla tragedia? Nel dubbio, sto zitto. Anche perché la trasmissione seguente, sempre su radio2, nella quale si sghignazzava a lato dei quindici morti e degli ottomila sfollati, mi ha tolto tutte, ma proprio tutte, le parole. Mi è venuto in mente Ungaretti: Cessate di uccidere i morti.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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