La giornata di Emiliano B, docente

Nell’ambito dell’inchiesta, che il nostro quotidiano conduce da mesi, sulla distanza abissale che separa gli insegnanti italiani dai loro alunni, per quanto riguarda le competenze in ambito informatico, pubblichiamo il resoconto del reporter d’assalotto, Ezio Saccenti, che ha seguito per intero una giornata tipo del prof. Emiliano B.

Per documentare l’inadeguatezza del professore al mondo contemporaneo, Saccenti si è servito di una microcamera, abilmente piazzata in casa dell’insegnante con la complicità della vicina novantenne e di un furbo travestimento, che ha consentito all’abile giornalista di mescolarsi agli adolescenti della classe di B. Ecco il resoconto, ovviamente in esclusiva per Pubblicare.

6.20 – Suona la sveglia, che il professore carica con cura ogni sera prima di andare a letto. È una di quelle sveglie a molla, con le galline che becchettano al ritmo dei secondi: Emiliano B ne è orgoglioso. Quando scende dal letto e infila le pantofole, Emiliano indossa ancora il berrettone di lana che, dice, lo protegge dalle correnti d’aria durante il sonno. Con passo incerto si reca in cucina, dove al lume di una lampadina fioca, quella da trenta candele, consuma la colazione: una fetta di pane raffermo, acqua, caffè del giorno prima riscaldato nel pentolino di latta. Lentamente si veste, oggi un completo liso, quindi esce di casa.

7.55 – B arriva alla scuola a bordo della sua Fiat Ritmo rossa, che parcheggia da trent’anni nel solito posto. Fende frastornato la piccola folla di studenti. Indossa ancora il berrettone da notte. Ogni tanto pare fissare lo sguardo stolido su uno dei tanti smartphone che gli alunni maneggiano con disinvoltura: “Cosa caspita è quella diavoleria?” Pare domandarsi strizzando le palpebre per mettere meglio a fuoco l’oggetto misterioso. Poi scrolla le spalle, inondando di forfora i giovani d’intorno.

9.20 – Classe 3^A. Emiliano B boccheggia, leggendo dalle pagine ingiallite di un vecchio tomo di magnifiche sorti e progressive, mentre tutt’intorno a lui è gran fermento: alunni in videoconferenza con Tokio discutono con i coetanei su quale sia l’oggetto appuntito migliore per perforare la fòrmica di un banco. Ragazze utilizzano la lavagna interattiva per operare confronti tra smalti per unghie. I tablet roventi, le menti attente, i ragazzi di oggi sono anni luce lontani da quei vecchi lucertoloni dei loro docenti. Viene da chiedersi, a quando la pensione? Ma i ragazzi, a differenza del sottoscritto, non si scoraggiano. Accerchiano Emiliano B e cercano di spiegargli come inviare un SMS alla compagna: “Butta la pasta, che arrivo!”

12.00 – B sgattaiola verso l’uscita secondaria dell’istituto, ma la voce imperiosa del Dirigente lo stoppa: “B!”

“Mi dica…”

“Che ne pensa, professore, di tenere un bel seminario multimediale sul ricordo delle Foibe? Lezioni interattive, tablet che piovono dal cielo, videogiochi a tema?”

“Mah, guardi,” fa Emiliano chinando il capo “io avrei pensato invece a un seminario in cui dare un po’ di spazio alla storia orale, invitando un partigiano, qualche nonno, sa… i testimoni della guerra stanno per lasciarci, abbiamo l’imperativo morale di far loro incontrare le giovani generazioni finché possibile.”

“Ma che guerra e guerra! B! Che cosa dice? Si è bevuto il cervello? Ma chissenefrega di questo vecchiume, la storia lo spazzerà via, serve a questo, no?”

15.00 – Emiliano B. è sul divano, immobile. Il telefono trilla. Emiliano si decide a rispondere, solleva lento il ricevitore del suo telefono da parete in legno:

“Chi è?”

“Finalmente, credevo fossi quasi morto…”

“Stai sereno. Dimmi…”

18.00 – B. è con la compagna, Emiliana. Al centro sociale del quartiere è appena terminata la cena del sabato sera: torta fritta e salumi, lambrusco. L’orchestra è sul palco, il professore freme: ha sempre avuto un debole per la fisa.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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  1. Merito prêt-à-porter | Quasi a Occidente - 4 giugno 2012

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