Alina

Alina ora dirige l’ufficio.

Per prima cosa ha sostituito il fermacarte: quell’oggetto orrendo a forma di dittatore sanguinario ha lasciato il posto a una tartaruga di creta blu elettrico, il suo colore preferito. Poi ha fatto cambiare la targa appesa dietro alla scrivania: non più “Ufficio Epurazione”, meglio un più neutro “Ufficio accoglienza migranti”. Quindi nuove regole per tutti gli addetti in servizio: salutare gli utenti con cortesia, basta con i “Che vuoi?” buttati lì a brutto grugno; dare a tutti del lei, non è mica vero che con il tu ci si capisce meglio, si è solo più maleducati; fornire con pazienza le informazioni necessarie, senza accennare con vaghezza a uffici labirintici dall’altra parte della città; un occhio di riguardo per anziani, bambini, donne incinte, disabili. Ha verificato personalmente che la ditta incaricata dei servizi di pulizia lavorasse al meglio, soprattutto che facesse funzionare quel gabinetto intasato da mesi. Ha curato la realizzazione di uno spazio bimbi caloroso e accogliente all’interno della sala d’attesa, niente giochi di plastica, solo legno. Ha lottato con il ministero per avere un potenziamento del personale, così da affrontare tutte le pratiche in carico all’ufficio con la massima efficienza, nel rispetto dei tempi. Poi ha provveduto a dare una ripulita alla biblioteca d’ordinanza: via il Mein Kampf, l’ha fatto pazientemente a pezzettini par riuscire a farlo andare giù per il cesso con lo sciacquone; via anche quel volume agghiacciante, con quel titolo oro sul frontespizio nero: Come riconoscere un ebreo. Ha fatto acquistare, per sostituirli, i Quaderni del carcere e Allunaggio di un immigrato innamorato. Insomma, sotto la sua direzione l’ufficio è diventato un posto normale, non proprio gradevole, ché far code non piace a nessuno, ma almeno decente. Un posto degno di un paese civile.

Ora il vecchio ufficio non c’è più. Quell’Ufficio Epurazione dove lei, Alina, 32 anni, si è impiccata alla finestra di una stanza, usando come corda il laccio della felpa e agonizzando per quaranta minuti a un metro e mezzo da terra, sotto lo sguardo cieco di una telecamera di sorveglianza, mentre nessuno si accorgeva di lei. Il 16 aprile, giusto un mese fa.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

One response to “Alina”

  1. paluca66 says :

    Questa notizia mi era completamente sfuggita, è veramente terribile che cose del genere succedano nel 2012 nella pseudo moderna Italia delle mille chiusure, delle mille ipocrisie, delle mille teste di struzzo sotto la sabbia.
    Grazie per avermene reso edotto, un pensiero di rispetto a tutte le Aline che tentano di vivacchiare in Italia

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