Noi Marziani

Philip K. Dick

Noi Marziani

1964

Marte è da tempo una colonia della Terra. Coloro che vi sono giunti come pionieri tirano ormai stancamente a campare in un ambiente ostile, dove l’acqua è una risorsa preziosa quanto rara. I coloni sono oppressi, schiacciati dalla prepotenza dell’ONU, che impone rigide regole a commerci ed emigrazione per tutelare l’economia terrestre, ma anche dall’avidità dei potenti locali, abili trafficanti in grado di imporre il proprio cinismo in una società che si confronta con mille difficoltà e dove vige la legge del più forte. Le dinamiche tra ONU e colonie marziane riproducono, in chiave parodica, quelle tra Inghilterra e colonie americane, così come le dinamiche tra marziani venuti dalla terra e marziani originari, un popolo simile agli aborigeni chiamato bleekmen, riproducono le relazioni tra europei e nativi durante la colonizzazione.

In questo contesto, Arnie Kott, affarista spietato, ha l’idea di sfruttare a proprio vantaggio le capacità che Manfred, un bimbo autistico, sembra possedere nella lettura del futuro. Per riuscire nel suo intento, Arnie deve mettere a punto un sistema per comunicare con il bambino, che da sempre vive in completo isolamento, barricato dietro un muro di silenzio impenetrabile. Arnie decide così di assoldare un bravo riparatore, che gli costruisca una macchina per entrare in contatto con Manfred. Jack Bohlen, ex-schizofrenico che pare aver trovato su Marte una certa stabilità, viene scelto da Kott per svolgere questo compito. Nessuno si accorge però che Manfred, in qualche modo, è già capace di comunicare: tramite una sorta di telepatia, il bimbo può parlare con i bleekmen, individui con i quali condivide una condizione di marginalità. I nativi di Marte vivono alla giornata vagando incessantemente per terre desertiche, completamente privi di prospettive, aggrappati alle poche credenze religiose superstiti, elemosinando acqua e cibo, alcool e tabacco dai coloni. Alcuni bleekmen, addirittura, sono stati “addomesticati” e servono in casa di qualche ricco. Manfred, come tutti i bambini autistici, è rinchiuso in un centro di cura intitolato a Ben Gurion, dal quale i pazienti rischiano di essere riportati sulla Terra, in quanto secondo le direttive ONU la disabilità non andrebbe fatta attecchire nelle colonie. Il sistema di istruzione marziano è affidato alla Scuola Pubblica, un’agenzia formativa in cui gli insegnanti sono robotizzati e perpetuano una cultura che proviene dalla Terra e che si vuole immutabile. I bambini diversi non possono frequentare la Scuola Pubblica, che quindi li esclude, destinandoli al Ben Gurion.

Grazie alle sue visioni il bimbo autistico è in grado di afferrare ciò che giace oltre il fondale chiamato realtà, rimanendone terrorizzato. Gli altri personaggi su quel fondale invece si dibattono, poco consapevoli della propria condizione, incarnando quella che è la cifra di gran parte dei caratteri dickiani, cioè una certa tenera cialtroneria. Si è detto come la condivisione della marginalità consenta a Manfred di comunicare con i bleekmen, in particolare con Eliogabalo, servitore di Arnie Kott. Tramite questo contatto, le visioni di Manfred raggiungeranno, anche se solo parzialmente e percorrendo vie tortuose, gli altri personaggi. I reportage dal futuro di Manfred non conterranno però informazioni utili agli affari, alle speculazioni, saranno invece quadri di natura ben diversa, saranno il “putrìo”.

“Putrìo” è la sola, incomprensibile, parola che il bambino continua a ripetere quando è sopraffatto dalle visioni. “Putrìo” è il paesaggio indescrivibile, fatto di corruzione, decadimento, dolore e morte, che si schiude davanti agli occhi di Manfred. “Putrìo” è ciò che viene colto dallo sguardo dell’autismo, dallo sguardo della marginalità. Uno sguardo più efficace, in grado di penetrare bene a fondo nella materia. In grado di raggiungerne il nucleo della realtà, anche se questo nucleo ha l’aspetto di una specie di apocalisse. Dove gli altri vedono un mondo fatto di quotidianità, relazioni, progetti, Manfred non vede che un abisso di sofferenza. La malattia dà al bimbo facoltà di spostarsi sulla linea del tempo, di intuire il futuro e di padroneggiare il passato, cogliendo in entrambe le dimensioni temporali un’essenza di assoluta desolazione. La società marziana, che è in sostanza una riproduzione del passato, non ha futuro, o meglio, ha un futuro che, come il passato, come la storia, è intollerabile.

Annunci

Tag:, , , , , , , , ,

About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

Trackbacks / Pingbacks

  1. I prodigi della robotica | Quasi a Occidente - 12 luglio 2012

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: