I grilli in città

è colpa mia
perché non prendo posizione
è colpa mia
mi crolla il mondo addosso
se ci penso
non me ne frega niente

Il Teatro Degli Orrori

Quando i grilli cominciarono a cantare in città, qualcosa nella testa di M. si ruppe per sempre. Se ne accorse al banco del fruttivendolo: gli asparagi erano davvero a buon mercato, un euro al mazzo, ma le fave col pecorino erano da sempre la sua passione. Possibile che gli asparagi, venduti a quel prezzo, fossero buoni? Difficile. Possibile che lo fossero le fave? Lì, nel mezzo della Piana Padana? Difficile. M. guardava i mazzi ordinati alla sua destra e le cassette stracolme di legumi alla sua sinistra. Marcello, il fruttivendolo, che da un po’ lo fissava con aria interrogativa, lo vide grattarsi furiosamente la capoccia, frugarsi nelle tasche, estrarre il telefono, borbottare uno “scusi” e darsela a gambe fingendo goffamente di rispondere a una chiamata. Gli urlò dietro, Marcello: “Ma signor M., lei deve scegliere qualcosa! Prenda queste fave, sono belle grosse! O questi asparagi, guardi che freschi che sono! Mi ha fatto perdere un sacco di tempo, mica può scappare così!”

Ma M. non tornò indietro. Giunto a casa si stravaccò sul divano imbarcato del salotto, era presto per pranzare. Allungò i piedi e afferrò i due volumi che stavano sul tavolino: un romanzo minore di Philip Dick e un saggio su Michel Foucault e la critica postcoloniale. Aprì il primo, tutti quei precog e quegli psi… cominciava a perdere il filo del racconto. Passò al saggio, ma non aveva tempo per immergersi in una lettura così impegnativa. Poco male pensò, anticipare il pasto gli avrebbe allungato il pomeriggio: avrebbe avuto tempo per andare in palestra, o avrebbe finalmente sistemato le piante che da giorni agonizzavano in terrazzo. Tirò con convinzione lo sportello del frigorifero e allungò famelico una zampa su un grosso barattolo di tonno a filetti, aperto da soli tre giorni. Stava per richiudere quando vide le uova: su cinque, tre dovevano essere già sode, le aveva bollite qualche giorno prima. Già, ma quali erano quelle sode? Di rompere un uovo e trovarlo crudo non ne aveva voglia. Però si ricordava la storia di un tale che aveva sofferto le pene dell’inferno per colpa di una scatola di tonno aperta da giorni. Che fare? Insomma doveva decidersi. Non poteva starsene lì, anche perché l’odore che usciva dallo sportello aperto del frigo lo avrebbe steso nel giro di pochi secondi.

Driin, driiiin, driiiiiiiin… Il telefono, grazie al cielo. Ricacciò dentro il tonno e corse a rispondere sbattendo l’anta del frigorifero. “M.?” “Sì, ciao sono Marco. Senti M., ci vieni a giocare a calcetto oggi pomeriggio? Ci sono anche Martino, Mario e Manuele…” “mmmm… non saprei sai, pensavo di andare in palestra, certo che il calcetto…” “Dai vieni! C’è pure Mirco. Deciditi, su! Forza, scegli!” “Dai, non lo so. Facciamo che ti richiamo dopo, va bene?” Si accorse che stava sudando. Si sedette. Tirò fuori dalla borsa il giornale che non aveva ancora letto: sulla prima pagina giganteggiavano due facce, sotto la scritta Ballottaggio Bernarotti Pizzazzoli: i grilli cantano in città. Più sotto l’articolo: I cittadini dovranno scegliere tra il signore dell’asfalto e l’alfiere del Grillo qualunque. Questo l’esito delle consultazioni… I cittadini… anche lui, quindi! Accese il pc, scrisse su Facebook che lui non votava al ballottaggio. Non sapeva chi scegliere. Gli amici lo bombardarono di “ma come?” e di “sei matto?”. “La democrazia…” “turati il naso!” “vota questo!” “vota quello” “largo ai giovani” “Forza Esperienza”. C’era chi paragonava, facendo uso a dir poco discutibile della storia, Pizzazzoli a Picelli. C’era chi diceva che chi non vota è contro la democrazia. Che chi non sceglie è meschino. Si sentiva anche un po’ offeso M., all’inizio. Poi cominciò a dar ragione agli altri, a convincersi: bisogna scegliere per forza, per forza, anche se pare impossibile. Non sei un uomo M., se non scegli. Consegni la città ai qualunquisti, se non scegli. Fai costruire un inceneritore nella food valley, se non scegli. Sei un coniglio M. Sei una carogna. Per colpa tua la democrazia se ne va a quel paese. Meriti di …

La sera lo sorprese a fissare il gancio del lampadario dove aveva fissato la corda, il viso pallido illuminato dai LED dello schermo del computer. Si chiedeva: “Reggerà?” La finestra era aperta, di sotto il vuoto e poi il cemento del vialetto, ma a soli dieci metri di distanza. M. si sporse: “Se mi tuffo di testa, forse. Ma poi non è che mi rigiro in volo? Che poi atterro con le zampe e finisco in sedia a rotelle?”. Meglio riflettere ancora un po’. Sistemò una sedia sotto il cappio.

Si sedette. Doveva decidersi.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

4 responses to “I grilli in città”

  1. guardaitreni says :

    Ecco spiegato l’affare dei suicidi: non di solo pane… Bel racconto. Complimenti!

  2. maurizio vito says :

    Questo semestre ho insegnato “Oltretorrente” in uno dei miei corsi. Certo, bisogna essere dei deficienti (a voler essere gentili) per tirar fuori quel paragone…

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