Mercante di sogni

Avrà quattro o cinque anni meno di te e una faccia da prendere a ceffoni finché la mano non fa male. Apostrofa con arrogante cafonaggine due donne che hanno, probabilmente, l’età di sua madre e che, probabilmente, lavorano Qui da trent’anni. Non affettano abbastanza rapidamente il prosciutto: pensi che stia lì il problema. Invece il fatto è che una delle due ha tolto un po’ di grasso, a quel prosciutto, perché una mamma glielo ha chiesto: al suo bambino preferisce non farlo mangiare, tutto quel bianco che avvolge il crudo di Parma. Le direttive della direzione di Qui dicono che, d’ora in poi, di questi favori ai clienti non se ne fanno più. Ché c’è la crisi e i bambini se lo scordano il cibo sano. Quasi urla, Faccia da schiaffi. Le tratta proprio male. Dall’alto della sua posizione di direttore del reparto e della sua, probabile, laurea triennale in marketing e comunicazione, o qualcosa di simile. Vuole che l’azienda sia soddisfatta di lui, così lui un giorno crescerà, insieme all’azienda. E allora devi resistere alla tentazione di afferrare la prima cosa che ti capita sottomano, tipo un norcino di culatello che sta in bella mostra in un cestone, prendere la mira e pregare un dio vendicatore qualsiasi (quello cristiano è perfetto) di riuscire a centrarlo in un occhio. Ti giri e te ne vai, buttando alle spalle il tuo numerino, proprio quando stava per toccare a te. Ti rituffi tra gli scaffali di Qui. Ci sono tante offerte, sempre diverse, al Qui. Si fanno dei veri e propri affari. Basta controllare bene le date di scadenza e stare attenti alle frecce gialle che indicano il prodotto più conveniente: puntano sempre sul prodotto che sta sotto a quello che è, in effetti, il più conveniente. E Qui è sempre aperto, alla domenica infatti ci fanno lavorare gli universitari, che così portano a casa qualche soldino per contribuire ai sacrifici dei genitori. Il lunedì mattina poi, non chiudono più come una volta, al Qui. Gli addetti fanno infatti un sacco di straordinari, al Qui, anche se hanno contratti part-time di fatto lavorano full, fanno anche dieci o dodici ore al giorno. Ci puoi andare praticamente sempre. Raggiungi il reparto ortofrutta. La verdura del Qui è brutta da mettere tristezza, non sa di niente, è spesso in via di putrefazione ma la cosa viene abilmente nascosta grazie alle vaschette in polistirolo. C’è un ragazzo che sbancala delle cassette di zucchine di serra verde scuro che sembrano cetrioli. Butta lì, sopra un banco, una cassetta di fianco all’altra e ad ogni lancio ripete: stanco, stanco, stanco. Saranno dodici ore che lavora, o magari no, magari la notte è andato a ballare e ha fatto l’alba. Sembra un specie di rapper Birmano, chissà cosa combina fuori dal Qui. Quando hai finito la spesa vai a pagare, ma spesso il servizio di pagamento bancomat/carta alla cassa viene sospeso, qui al Qui. Così, mentre aspetti che lo riattivino, butti nel carrello un po’ di quelle cose che non compreresti mai, quelle che trovi appese agli espositori vicino ai nastri neri delle uscite: cicche in vasetti da 100, rasoi progettati dalla NASA, con cinque lame rotanti e il manico che pulsa, ottimi anche come vibratori, ricariche telefoniche, Tic Tac. Paghi e controlli bene lo scontrino, non si sa mai. La tipa alla cassa era fusa. Al Qui, ti dice Emiliana mentre cerchi di cavar fuori indenne la macchina dal parcheggio, vendono a buon mercato sogni per straccioni.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

8 responses to “Mercante di sogni”

    • Emiliano B. says :

      il mondo della grande distribuzione è una follia…

      • nonchiedoxnonsapere says :

        Scene di questo tipo sono ormai all’ordine del giorno, non è una questione esclusivamente di “grande distribuzione”. Si sta perdendo di vista una qualità importante che, a mio dire, risulta fondamentalmente quando si ha a che fare, quotidianamente, con un pubblico, di qualunque tipo possa essere: l’empatia. Ormai non esiste dialogo, non si ascoltano le necessità altrui. Capisco perfettamente che viviamo un momento di profonda crisi. Capisco che anche il grasso debba essere venduto ma sono le reazioni che non condivido. C’è modo e modo di dire le cose…

      • Emiliano B. says :

        Sottoscrivo… e il grasso è bene che venga venduto: è il buono del prosciutto!

  1. lo scorfano says :

    Che ritratto spietato, però…

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