Piccolo trattato sulla bontà

Italiani, non spendete soldi per salvare cani e gatti, ma destinate denaro alle nostre strutture. Noi salviamo vite umane. Noi recuperiamo quei ragazzi che la società bolla come irrecuperabili“, sbottava don Mazzi, fondatore della comunità di recupero Exodus, una ventina di giorni or sono. In un articolo del 17 marzo 2011, apparso sul Corriere, Gian Antonio Stella dava voce all’indignazione di Suor Laura Girotto: “Sono indignata, amareggiata, scandalizzata, confusa. Leggo di iniziative per adottare i cani a distanza. Vedo nei supermercati reparti interi dedicati agli alimenti per animali, alla loro cura, ai loro giocattoli… I giocattoli! Ripeto: io li amo gli animali, ma santo Iddio! Ad Adua i bambini muoiono per delle sciocchezze, magari solo perché manca la cannula per metterli sotto flebo e reidratarli. Basta una diarrea infantile per uccidere un neonato in 24 ore. Come posso accettare questo abisso fra l’attenzione per gli “amici dell’uomo” e il disinteresse invece per l’uomo?

La faccenda è delicata. Il ragionamento dei religiosi citati apparentemente non fa una grinza: diamo, nel fare la beneficenza, la priorità agli uomini rispetto agli animali. Con la crisi la coperta si accorcia, le associazioni di volontariato sono in difficoltà, ergo non possiamo concederci lussi. I cani s’arrangino, salviamo i bambini. Il ragionamento funziona, ma è parziale e piuttosto miope. Parziale perché presuppone che qualcuno possa decidere le priorità, in modo che i soldi vengano dati alle iniziative più importanti, più nobili. Questo qualcuno, pare di capire dalle parole di Don Mazzi e Suor Girotto, dovrebbe essere il “buon senso comune”. Cosa sia di preciso non ci è dato sapere, ma forte è il sospetto che coincida con il loro punto di vista e che, ci mancherebbe altro, giudichi le loro attività più utili di altre. Ma non è detto che tutti pensino che Exodus e Amici di Adwa svolgano un ruolo fondamentale per l’umanità. Qualcuno può tovare le loro iniziative inadeguate, può pensare che adottino strategie sbagliate, qualcuno addirittura può pensare che altre siano le priorità sulle quali intervenire. Emerge qui lampante la miopia dello sfogo dei due religiosi. Seguendo la logica sottesa alle loro dichiarazioni diviene legittimo domandarsi: perché sprecare i soldi per i tossicodipendenti, quando abbiamo i bimbi  etiopi che muoiono di fame? Oppure ci si potrebbe chiedere: perché finanziare progetti per l’Africa, quando in Italia, dati del censimento 2011, ci sono 71000 persone che vivono in baracche? Perché occuparsi dei disabili psichici o mentali, viste le apparentemente scarse probabilità di successo delle cure? Sono più meritevoli di attenzione le foreste pluviali minacciate dalla deforestazione o i territori del delta del Niger devastati dal gas flaring? Più importanti gli animali selvatici o i pets?

La complessità del mondo che ci circonda è un dato di fatto e il volontariato la riflette. Proprio perché parliamo di volontariato non possiamo pretendere che ci siano delle scelte guidate dall’alto, perché la natura stessa del volontariato presuppone che ciascuno metta a disposizione le proprie capacità seguendo liberamente i propri interessi, il proprio giudizio e la propria sensibilità. E quindi qualcuno dona a Exodus, qualcuno a Emergency (a proposito: dove lo mettiamo in classifica?), qualcuno (di cui non ricordo più il nome) alla LAV. Altra cosa sarebbe giudicare gli investimenti pubblici: in questo caso è giusto che chi amministra una quantità limitata di fondi faccia delle scelte. Quanto ai canili e quanto ai servizi di assistenza domiciliare agli anziani? Quanto allo sviluppo di infrastrutture e quanto alla cooperazione internazionale?

Certo. Il presupposto è una società sana, dove il volontariato non rappresenti la soluzione ai problemi del mondo, che vanno affrontati dalla politica.

Suor Girotto lamenta poi l’eccesso di attenzione dato in TV agli animali. Ma la TV, purtroppo, obbedisce alle leggi dell’audience. Il barboncino con le unghie consunte commuove, il bambino mutilato da una mina antiuomo ci sbatte in faccia le nostre responsabilità di occidentali: chissà cosa fa più ascolti? Anche qui la questione è complicata, investe il livello culturale del pubblico e la funzione educatrice del medium, conviene ora non addentrarsi. Meglio concludere con una goccia di veleno: ai Don Mazzi e alle Suor Girotto consiglio, prima di incitare a una specie di guerra tra poveri del volontariato, di bussare alle pesanti porte dei palazzi dove risiedono i loro superiori, che lì ce n’è di ciccia.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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