Leggere Ubik ai tempi della crisi

Nel difficilmente decifrabile Ubik, romanzo capolavoro di Philip K. Dick, il protagonista, Joe Chip, si trova a combattere contro la regressione temporale del mondo che lo circonda. Elettrodomestici, beni di consumo, velivoli, automobili, edifici mutano, trasformandosi da oggetti avveniristici a pezzi di modernariato. Il mondo retrocede dagli anni Novanta, in cui tutto è meccanizzato, ma a pagamento (persino la porta di casa chiede una moneta per lasciar passare il proprietario) agli anni trenta, proiettando il lettore in una cornice dall’irresistibile sapore vintage. Alla regressione temporale pare seguire la morte, a causa di una sorta di avvizzimento, di alcuni personaggi. Le trasformazioni assumono così un aspetto inquietante e negativo e Joe cerca di resistere loro aggrappandosi allo strampalato mondo che lo circonda con tutte le sue forze, in particolare quando comprende essere a rischio la sua stessa vita. Esiste una sostanza in grado di fermare la regressione temporale degli oggetti: l’Ubik. Joe lo scopre grazie a uno spot televisivo nel quale una signora restituisce a un frigorifero invecchiato di 62 anni il suo aspetto sfavillante. Ma il potere di Ubik non si ferma qui, esso è anche in grado di restituire vigore ai personaggi a rischio di consunzione, di morte per avvizzimento. Per essere funzionante, il rimedio deve essere reperito sotto forma di spray, nella confezione moderna insomma, e non regredito all’antico misterioso unguento elisir d’Ubique o ad altre forme. Per quanto Joe, verso la fine della vicenda, riesca ad avere un contratto per una fornitura a vita di spray, reperirlo, nel mondo instabile e mutato in cui si trova, diviene sempre più complicato.

Ciascun capitolo del romanzo porta in epigrafe uno spot, un messaggio pubblicitario nel quale Ubik è di volta in volta un diverso bene di consumo: un imprecisato elettrodomestico, una birra, un caffè, un condimento per insalate, una lametta, ecc. Ciascuno di questi spot si conclude con un avvertimento che suona, più o meno, così: “innocuo se usato secondo le istruzioni”.

Per fermare il processo di disgregazione del mondo bisogna in qualche modo aggrapparsi alla merce, al consumo, sembra dire il romanzo. Ma aggrapparsi alla merce è sempre più difficile e potrebbe diventare impossibile. Potrebbe non essere più reperibile Ubik nella forma adatta. E magari la merce, l’Ubik, potrebbe non funzionare più: nessuno garantisce che ogni volta lo spray avrà il suo magico effetto. Inoltre: a quale mondo restare aggrappati? A un mondo altamente instabile, che continua a regredire nonostante qualche toppa temporanea? A un mondo che, se anche tornasse quello originario, sarebbe comunque un mondo dove tutto è monetizzato, anche le porte e il tostapane? Siamo sicuri che ne valga la pena? Non è certo Dick a dare risposte: nel romanzo l’autore infatti preferisce insinuare il dubbio e giocare a dilatarlo.

Nell’Italia (e non solo) di oggi, il rilancio dei consumi, la rincorsa alla merce, dovrebbe costituire il volano in grado di far ripartire la crescita e rivitalizzare il sistema economico, da troppo tempo alle corde. Lo ripetono i “tecnici” che ci governano, gli opinionisti, i sindacalisti, gli industriali. Sono state fatte politiche, negli anni passati, per pompare il mercato di alcuni prodotti chiave per l’economia nazionale, come l’automobile. Sono state fatte campagne più o meno esplicite per indurre i cittadini a risparmiare meno e spendere di più, per convincerli a investire i risparmi. Ma, a oggi, la crescita latita. Sarà per gli stipendi dal potere d’acquisto ridotto all’osso, sarà per la tassazione sempre più soffocante necessaria a contenere il debito pubblico, sarà per la paura che attanaglia i cittadini.

Insomma la merce, l’Ubik in grado di mantenere vitale il sistema, è sempre più latitante. Potrebbe non funzionare più. E se miracolosamente funzionasse ancora, che cosa preserverebbe? Il mondo così com’è? Siamo sicuri che ne valga la pena?

Dick non dava risposte (ma forse sì). Meglio fare come lui.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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