Archive | 12 aprile 2012

Bossi e l’apartheid

Ho visto con i miei occhi un leghista prendere a calci il piattino di un mendicante, un sottovaso di plastica verde, sporco. Davvero, in via X Giornate, a Brescia, la sede della Lega sta proprio lì, nella via più risorgimentale di una delle città più risorgimentali. Era il 1992, credo. Non si vestivano ancora di verde, non usavano il sole delle Alpi. Erano gli stessi di oggi.

Non me ne frega niente di vedere processati un bamboccione tonto e altri capri espiatori per qualche soldo rubato. Voglio vedere sotto processo una schiera di uomini politici che hanno costruito le loro carriere facendo di quel calcio al piattino un programma per il paese, declinato in leggi e pratiche abominevoli: Bossi-Fini e accordi con la Libia per i respingimenti su tutto. Li voglio alla sbarra per le centinaia di cadaveri sepolti nell’azzurro del Mediterraneo. E li voglio lì insieme a tutti coloro che, a destra e a sinistra, hanno scimmiottato le loro politiche.

Ma so di avere poche speranze. A chi li vota, poco frega delle loro porcate finanziarie, mentre frega molto di quelle politiche. Così, impotente, ho deciso di rovinarmi il pomeriggio frugando sul sito ufficiale della Lega. Ci sono tutti i manifesti dal 2000 ad oggi. Tra poster che incitano all’odio razziale e all’odio per gli omosessuali, tra cartelloni che millantano rischi di epidemie di AIDS e di estinzione per la razza padana, ne ho scelto uno da regalarvi:

lotta di liberazione contro l’apartheid. Come dire: la lega è come l’ANC e Bossi è il nostro Mandela.

Ma come vi permettete? Voi, canaglie, che disinfettate i sedili dei treni dove viaggiano le donne nigeriane.

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