Mare di papaveri (Recensione)

Mare di papaveri
Amitav Ghosh

Neri Pozza 2008

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Primo volume della “trilogia dell’Ibis”, dal nome della goletta a bordo della quale convergono le vicende dei protagonisti, è un romanzo storico e d’avventura.
Vera protagonista del romanzo, secondo le parole dei traduttori italiani, è la lingua, uno straordinario pastiche di idiomi orientali e occidentali, di tecnicismi, di idioletti. Di tale caleidoscopico miscuglio molto va perduto nella versione italiana dell’opera, che predilige, com’è naturale, la fruibilità della narrazione all’eccesso di precisione nella resa di una lingua difficilmente traducibile. L’opera andrebbe dunque letta in lingua originale per essere goduta appieno.
Vi sono tuttavia altre ragioni per le quali vale la pena affrontare il romanzo, pur se in traduzione. Infatti Mare di papaveri è un’opera di grande valore sotto vari aspetti, ad esempio sotto il profilo narrativo. L’intreccio, anche se tronco, dal momento che il romanzo è il capitolo iniziale di una trilogia, è ben congegnato e avvincente. La vicende dei protagonisti sono esposte tramite una sorta di montaggio alternato che mantiene il giusto equilibrio tra esigenze del racconto e aspettative del lettore. I diversi fili narrativi convergono sino a incontrarsi al termine della seconda parte del romanzo, dedicata all’imbarco e alla partenza da Calcutta della  Ibis.
La goletta che dà il nome alla trilogia è una nave di fabbricazione americana, acquisita da un armatore inglese che intende utilizzarla per commerciare oppio e per trafficare coolies. Sono, questi ultimi, uomini in fuga dalla povertà dell’entroterra indiano, devastato dall’economia coloniale che ne ha fatto un’immane piantagione di papavero e destinati a un futuro da braccianti in condizioni di semi-schiavitù in qualche terra lontana. A bordo della Ibis si incontrano, a seguito di vicende diverse, i personaggi, tutti straordinari e un po’ strampalati, come si conviene a un buon romanzo d’avventura. Il marinaio ex-schiavo nero divenuto ufficiale, il raja decaduto, la vedova in fuga dagli obblighi di casta insieme al nuovo scandaloso e gigantesco compagno, il figlio oppiomane di un ricco mercante, insieme ai lascari che compongono l’equipaggio e agli altri caratteri del romanzo, sono figure talmente ben costruite da apparire credibili nonostante la bizzarria.
Il fondale storico è ricostruito con grande perizia e ricchezza di particolari, ma senza eccessi da erudito. Le vicende si svolgono nel 1838, alla vigilia del conflitto noto come “guerra dell’oppio”. È un periodo particolarmente significativo della storia indiana e consente riflessioni sulle origini dell’India moderna, nata dall’incontro tra culture diversissime tra loro. Ma non solo. La guerra dell’oppio segna infatti l’inizio del colonialismo occidentale in Cina e dà a Ghosh la possibilità di mettere in scena la natura feroce e aggressiva della presenza britannica nel sud-est asiatico. Le dinamiche commerciali che guidano la società sono descritte e condannate senza appello. Le grettezza degli occidentali è messa in scena con grande efficacia nei dialoghi e nelle descrizioni. Nel romanzo viene dato ampio spazio alla descrizione degli effetti sulla popolazione rurale indiana della scelta di indirizzare il territorio all’economia di piantagione, alla coltivazione di un prodotto voluttuario che non garantisce ai contadini il sostentamento fornito invece dalle attività tradizionali. La scelta di raccontare le sventure dei coolies evidenzia la necessità di studiare un aspetto non molto noto, in Occidente, della storia dello schiavismo. L’autore tratta questa materia scottante con fermezza, senza fare sconti, né  alla rapacità dell’Occidente né all’inadeguatezza della società indiana, ma anche con la leggerezza data dall’ironia e dalla magia del racconto. Indimenticabile la descrizione della cena offerta dal raja Neel a bordo della propria decadente reggia galleggiante al proprietario della Ibis suo creditore.
Grazie a libri come questo il romanzo d’avventura continua a svolgere uno dei ruoli fondamentali che gli è stato assegnato nella storia letteraria, continua cioè a essere un importante strumento di indagine della realtà del colonialismo, oltre che un impareggiabile strumento di evasione.

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About Emiliano B

Un lombardo in Emilia. Insegnante nelle scuole secondarie. Amo le lettere, la musica di Seattle, il calcio, i vizi.

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